Una snella figura saliva le scale senza produrre alcun suono. Indossava il nero come una seconda pelle e scivolava sullo sfondo come un’ombra in una stanza già buia. Si fermò su un pianerottolo e appoggiò il palmo di una mano sul freddo muro di pietra della torre.

«È una differenza impercettibile, ma questa torre non respira come le altre.» Alcuni luoghi imparano il modo in cui vengono guardati. Si girò e varcando la soglia, prese un ponte che conduceva all’altra torre, l’angolo che aveva infestato ultimamente.

Delle sette torri di Detha, solo due erano ancora in piedi, o meglio sospese nel tempo in attesa del crollo definitivo: il mastio centrale e la torre del tempo.

Odiava quel posto. Probabilmente lo avresti odiato anche tu. Eppure si sentiva legato ad esso, per l’importanza che aveva avuto per sua madre, ma soprattutto perché qualcosa continuava a riportarlo lì.

Sorrise amaro. La Fortezza di Detha era stata il centro del potere di Diana, era stata il cuore di una gigantesca aeronave del suo compagno, e ora era la prigione di entrambi in rovina.

Nimorion raggiunse l’altra torre e vi entrò spalancando il portone. Nella stanza si agitarono piccole maschere impalpabili che sussurrarono la loro sorpresa mentre correvano incontro al loro maestro.

«Sono tornato, piccole mie.» Sorrise dietro la maschera metallica. «Anche questa volta, abbiamo attirato la loro attenzione. Per oggi può bastare. Adesso lasciamoli liberi.» Per un momento Detha sembrò trattenere il respiro. E qualcuno prese quel respiro per metterlo da qualche parte.